La particella di Dio
L’avvio dell’esperimento del Cern, che raggiungerà il suo apice a fine anno, è avvenuto con successo. L’apocalissi pronosticata da qualche sensazionalista naturalmente non si è verificata e si può ragionevolmente attendersi un passo importante nella verifica (o nella smentita) del modello subatomico della struttura della materia.

L’avvio dell’esperimento del Cern, che raggiungerà il suo apice a fine anno, è avvenuto con successo. L’apocalissi pronosticata da qualche sensazionalista naturalmente non si è verificata e si può ragionevolmente attendersi un passo importante nella verifica (o nella smentita) del modello subatomico della struttura della materia. La ricerca dalla cosiddetta “particella di Dio” non ha ovviamente nulla di teologico o di metafisico. Con quel termine gli scienziati alludono a un fenomeno che, riproducendo le condizioni, o meglio una delle condizioni all’origine della trasformazione dell’immensa energia concentrata in materia, rimanda agli istanti iniziali dell’universo. In ogni occasione gli scienziati veri ricordano che, per quanto ci si possa approssimare alla ricostruzione di quel momento, è impossibile arrivare al punto zero, quello che, per i credenti, è il punto della creazione.
La fisica moderna è nata per distinzione dalla metafisica, ha ovviamente un carattere relativistico, connesso intimamente al metodo sperimentale, e proprio per questo non solo non aspira, ma rifugge ogni carattere di “assoluto”. Non sono gli scienziati, ma gli scientisti a voler sostenere che i risultati, sempre superabili, della ricerca scientifica sono l’unica verità in grado di spiegare come funziona la natura e dar conto della sua esistenza e del suo senso. E’ nato così il paradosso del “relativismo assoluto”, con il suo seguito di determinismo che pretende di far derivare da dati analitici specifici la coscienza, negandone la libertà e le responsabilità. La comprensione sempre più approfondita delle “leggi” della natura è l’impresa più affascinante dell’intelletto umano, ed è comprensibile che per descriverne i passaggi più rilevanti si faccia ricorso al linguaggio della metafisica. Si tratta del riconoscimento implicito dell’irraggiungibilità di una “verità” assoluta, così come del valore grandioso della scienza che cerca di approssimarvisi il più possibile. La scienza vera ha la precisissima coscienza dei propri limiti, alcuni dei quali sono stati formalizzati per esempio nel teorema di indeterminazione. Solo la peraltro modesta metafisica materialistica del relativismo assoluto proclamata dagli scientisti non sente il vincolo di questi limiti. I quali dopotutto, proprio perché segnano il confine insuperabile con la metafisica, garantiscono il valore ermeneutico della scienza.